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martedì, 16 giugno 2009
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CLikko disperata...colore delle mutande? Mestrui? Ti radi la passera? Che rasoio usavi il 4 settembre 68? Tua madre vive? Vegeta? E tuo zio come sta? Hai la macchina? CHE? Ahahah quella carriola....tua nonna.....hai dei prestiti? Dei finanziamenti? dei DEBITI??? Credi in DIO? Un sordo ? Un mutuo? Un sordidomutuo? Un fido? Un BOBI? Un micio? Sei una poveraccia.......lascia perdere... CONTINUA...LOADING WAIT A MINUTE PLEASSSSSEEEE......Yessire BOB !!! Cazzo basta.....Siamo spiacenti MISSION IMPOSSIBLE SORRY impossibile tornare indietro i suoi dati sono stati inoltrati al FORUM competente CHIUDI la finestra OK clikka ok OK ? CLIKKA OK BASTARDA ! AIUTO, PIERA !!!AIUTO, PIERA !!!AIUTO, PIERA !!!AIUTO, PIERA !!! Grazie di averci scelti...ADA VENì crapulona....BUONOTTE SIGNORA.......... aiutopiera sigh sigh sighhhhh ghiù ghiùùùù
venerdì, 12 giugno 2009
LA LINGUA ITALIANA.L'ometto si sedette sul divano. Era eccitato. Buttò la sporta del GS atterra. Con dita rozze s'aprì la patta dei gins e srotolò il cazzo. Il suo cazzo. Talmente lungo che gli si era attorcigliato intorno ai fianchi, e lo stringeva fino a fargli male. Respirava a stento. Il cazzo cadde sul pavimento senza far rumore. Come una gomma delle scuole elementari. L'ometto pensava al suo giro nel reparto scuola del GS. Il vocabolario della LINGUA Italiana. L'aveva eccitato. L'idea di una LINGUA ITALIANA. Era corso a casa perché il pitone tra le cosce gli si era sviluppato come un serpente ed era duro come un pacco di Scottex casa maxi compatto. L'avrebbe infilato in qualsiasi buco. Anche delle lettere. E invece era solo col gatto. Si smanettava con entrambe le mani. Immaginava la LINGUA italiana della custode rumena del numero 3. Oggi lui le aveva detto: "buongiorno signora Rina". Ma la signora Rina ignorava. Che quell'ometto c'avesse un cazzo così immenso. Lei aveva dei baffi biondi decolorati. E gli occhiali da talpona. Lui non aveva le mutande. Lui era seduto sul divano accanto alle pere williams al sugo star ai ravioloni di giovanni rana.... e stava venendo sebbene fosse appena arrivato... ..LINGUA ITALIANA sul mio cazzo duro, pensava lui. Fin da piccolo sua mamma aveva notato quel capitone del bambino, ma il dottore le aveva ammiccato, "di che se preoccupa, seniora, suo figlio avrà una vita felice!"..Ma il piccolo si prese gli orecchioni e il cazzo gli crescebbe a dismisura. E invece di testa era rimasto scemo. Sua mamma gli cucì delle mutande con un suo reggipetto di taglia sei. Sei comodo? E lui rideva, che ci stavano due palle morbide e un cazzone chilometrico.
Per giunta sempre ritto. Come il cristere semprerit. Spesso la madre toccava quel lungo arzigogolo di carne umana per accertarsi che fosse vivo e non pissicomatico, e l'idea di avere un figlio tanto dotato la confortava. Gli faceva le pippe la madre al figlio, e lui godeva e lei pure. Lei stava davanti a lui caproni sul pavimento senza mutande toccandosi le enormi tette. E il piccolo selo faceva crescere lunghissimo. Poi la madre morì cadendo dalla finestra mentre cercava di volare per far ridere il bambino, e volò giù dal cuinto piano. Il piccolo orfano fu preso dalle suore e dai frati che lo volevano entrambi guardare nudo. Un frate cercò di segargli il cazzo con una sega.
Ma non riuscì. Quando divenne maggiorenne, il bambino maggiorato tornò a casa da sua zia. Che ignara della dote del nipote, mica saccorse che lui c'aveva un pacco enorme, e gli lasciava la figlia, una bambina sua nipote di lui, a farci compagnia. Lui allora col pennarello si disegnava le faccine sulla cappella e faceva la recita del cazzo di cappuccetto rosso e il lupo. E la piccola rideva a crepapelle. La bambina ci venne un cancro alla pelle e morì poco dopo. Lui crescette sempre solo lavorando per i frati e senza mai imparare a parlare. Una volta sola gli apparve la madonna e lui le disse oh boiafaust... ...la madonna nuda senza quel manto azzurro, lingua italiana, passerina di bambina, vedi come cielo duro chi la duro la vince e il gatto faceva prr prr ron ron lui ansimava una scatola di tonno palmera cadde sul granito e lui e lui e lui e lui era lì con un pezzo di marmo domestico in mano
giovedì, 11 giugno 2009
mi sono cancellata da feisbuc
lunedì, 01 giugno 2009
giovedì, 28 maggio 2009
Lefty, dopo sei anni di blog sei stato il mio primo amore e sei l'ultimo e l'unico che mi fa sghignazzare da sola! TI AMO!
martedì, 19 maggio 2009
a beh!
martedì, 21 aprile 2009
SUBWAY
Sono le settemenounquarto quando Sergio Giacomazzo apre gli occhi gonfi di sonno
con quel solito desiderio quasi allegro:prendersi in mano il cazzo e farsi una bella pippa con le mani calde.
La sua gatta tricolore ormai sa tutto di lui, e sta a guardarlo miagolandoun poco.
Lui ci mette pochi minuti ad esplodere un violento quanto estremo orgasmo,dopo sogni volgari, dopo sudate umide e con una gran voglia di farsi un caffé.
Come sempre è in ritardo, come sempre dà da mangiare alla gatta, poi si fa la doccia,
si dà un’occhiata attenta alla faccia mentre si fa la barba, una pettinata e via col vento, giornale e metropolitana.
Sergio Giacomazzo non è affatto un brutto ragazzo, anzi è un giovanottone un pò tardo d’età,ma ben piantato, con tutti i suoi capelli, neppure un dente cariato e una discreta cultura.
E’ di modi educati, affabile e però non s’è mai sposato. Vive con una vecchia gatta nerobiancarancio,dà da mangiare ai passerotti, saluta i vicini di casa, si pulisce le suole sullo zerbino prima di entrare in casa, ha cura di non fare rumore e vive sereno in fondo. In fondo è un gran brav’uomo.
Quella donna masticava la gomma americana. Insolente.
Col rossetto color fuoco troppo lucido. Le ciglia troppo nere.
I capelli troppo crespi. Il vestito troppo vistoso.
Sergio Giacomazzo la guardava da qualche minuto e si stava innervosendo.
Pensava che lei avrebbe dovuto essere meno appariscente.
Ma lei si proiettava con rabbia nel mondo, gradassa, rude, volgare
e con quell’andazzo da supponente ignoranza.
Poi arriva il metrò. Lei e lui salgono insieme. A lei trilla il cellulare.
Lei ride, sguaiata. Sergio Giacomazzo ha il cuore che batte. Come un tamburo di guerra.
Lei fa una bolla col cicles. Lui respira come un toro inferocito. Lei ride. Parla forte e ride.
Lui tace col cuore che sconfina nel petto. Sono vicini, vicinissimi. Lei davanti a lui.
Lui da dietro le posa il cazzo contro la schiena. Lei ci sta.
Sergio Giacomazzo spinge. Il cazzo gli cresce come piccole donne crescono.
Lui è incazzato ed eccitato. Spinge forte. Lei ride forte e si dondola.
Scendono insieme. Appiccicati come bestie in calore. La gente sfugge.
Loro restano a guardarsi un attimo. Lui la prende, la sbatte contro il muro
e non fa manco in tempo ad estrarre il cazzo che viene dentro i pantaloni.
Lei ride. Sergio Giacomazzo sudato come un bagnante di riccione,
pensa che non può mica andare a lavorare in quello stato.
Lei è ancora lì che aspetta, sogghignante. Lui telefona che tarda.
Poi le dice: -Vieni con me
. Lei ride forte - Ma sei già venuto giovanotto! Ahahahah.-
Lui respira ansimando. Quella donna lo eccita mortalmente.
Vuole prenderla ancora mille volte. Lei fa una bolla col cicles, enorme.
- Dammi dei soldi- Allora vieni da me - Andiamo, bambino, ma spicciamoci! Spariscono sul metro che torna indietro e in tredici minuti sono a casa di lui.
Sergio Giacomazzo entra in casa, con quella donna volgare.
La gatta dice miao la donna dice miao micetta
. Lui la butta sul letto ancora vestita e si affonda nella sua carne
sabato, 28 marzo 2009
giovedì, 19 marzo 2009
mercoledì, 11 marzo 2009
DESIDERIO D'UCCELLO
Non doveva passare da lì, ma ci era passata. Apposta. La Piera. Si era fermata a guardare, nonostante le serrande impedissero una visione completa. Il cinguettare di tutti quegli uccelli rinchiusi dentro microscopiche gabbiette e quell'odore di pollo fritto e incenso l'avvolgevano nonostante il suo profumo fortissimo di YSL. Guardava con curiosità mista a pena a orrore a tenerezza a desiderio. E sognava. Piera impalata in mezzo ai negri che spacciavano la droga alle battone tarde d'età, come lei. Piera con la sua busta dell'upim con dentro la tinta per capelli e alcune pacottiglie in saldo, non aveva molto da fare prima di tornare a casa.
Aveva un buco in una calza, ma nessuno se ne sarebbe accorto, neppure se avesse avuto un incidente perché nessuno avrebbe badato ad una cosa tanto sciocca. Ma dato che le usciva l'intero alluce, se ne sarebbero accorti se - ad esempio - le fosse venuto un malore semplice e l'avessero dovuta ricoverare al pronto soccorso. Questo la torturava. Ecco perché pagò il biglietto sul tram quel mattino. Se mai l'avessero beccata i controllori e le avessero chiesto i documenti e lei dalla vergogna si fosse sentita male? O se l'avessero scippata in quella zonaccia dove s'era recata a fare una visita dall'otorinolaringoiatra per via del suo respiro nasale. Ad ogni buon conto Piera era ancora lì davanti al negozio di uccelli. Lei amava gli uccelli. Quelli con le ali. Non quelli dei maschi perché lei era una donna che ormai ci aveva pompei tra le cosce, una roba che neppure alla mummia Nefertiti le troverebbero più sostanza che alla Piera. Ma comunque. La Piera vede due pappagallini verdi e gialli che starebbero in un pugno di un bimbo. Uno dei due becca le sbarre della minuscola gabbietta per cercar di uscire. Lei prova il cuore stringersi di strazio. Questa creatura non può neppure volare! Ma intorno ci sono decine di altre gabbie zeppe di altre coppie di uccelli azzurri, bianchi gialli neri arancioni...e tutti che cantano saltellano si sprimacciano....mio dio! Povere creature sante! Ma questa è crudeltà! Le vien la tentazione di comprare uno di quei disgraziati, magari quello da solo, 42euro! ma poi pensa a quanto lo gradirebbe il suo gatto! E gli altri uccellini? Li lascia lì al loro destino, e tira innanzi, col suo alluce che sbuca dalla calza, col suo cuore che batte forte, con le maglie della juve e della roma sui banchetti miste agli incensi e alle scarpe con le zeppe d'oro zecchino e brillanti cinesi...
Mentre s'inoltra sotto i portici stringendosi la sciarpa attorno al collo, sente una voce che le sussurra: -"Biaggiono uggelli bella siniora?" Piera si volta e vede un ragazzone giovane e piuttosto belloccio che le si affianca con un sorriso bianchissimo. Piera tace. Ma lui continua: -"No baura! Io no mangiari bele siniore! Ahahah io no gannibalo!" Piera lo scruta. Lui è bellissimo. Lei è una tardona. Certamente lui la vuole fottere. Ci son le puttane vecchie lì in giro, e pure brutte. Lei è meglio. Lui serpeggia coi denti e con una lingua rosa peonia. La segue raccontandole cose divertenti e ride. Piera pensa agli uccelli in gabbia. Arrivano alla fermata del 58. Piera e il negro salgono su. Nessuno dei due paga il biglietto. Piera comincia a ridere. Dopo sette fermate Piera scende. Anche il negro, che continua a ridere. Piera entra in casa. Col negro. Della calza bucata Piera non si ricorda più. Cià altri buchi a cui pensare. Lubrifica. Olia. Antiruggine. Piera ruggisce. Il negro ride. Piera pensa agli uccelli neri e finalmente ne prende uno in mano. E vola. 250 euro.
Piera piange pensando agli uccelli in gabbia.
mercoledì, 04 marzo 2009
mercoledì, 25 febbraio 2009
martedì, 17 febbraio 2009
Torno presto cari amici !
domenica, 18 gennaio 2009
Alcuni versi di Emily Brontë
"Verrò quando sarai più triste, steso nell'ombra che sale alla tua stanza; quando il giorno demente ha perso il suo tripudio, e il sorriso di gioia è ormai bandito dalla malinconia pungente della notte. Verrò quando la verità del cuore Dominerà intera, non obliqua, ed il mio influsso si di te stendendosi, farà acuta la pena, freddo il piacere, e la tua anima porterà lontano. Ascolta, è proprio l'ora, l'ora tremenda per te: non senti rullarti nell'anima uno scroscio di strane emozioni, messaggere di un comando più austero, araldi di me?"
sabato, 03 gennaio 2009
Oggi facevo il piccione. Ho una fame da lupi e non so come nutrire i miei piccoli. Dunque il piccione circola e svolazza e scacarazza. E al limite dei limiti posso vendicarmi. No pane? No party...e ti caco sul motore tiepidino, babbuino. Allora come un piccione, con zampette dolenti e pochissimi diti dei piedi, vagavo tra i cassonetti...beccottando tra ciarpami e immondizie e beccottando foglie secche pregne di umori autunnali... foglie morte foglie gialle e marroni FOGLIE figlie fogli di carta appallottolati.... e zoppettando andavo.....io son grigio piuma di colombo, perfettamente mimetico tra i piccioni cittadini...certo se mi si mette tra i profumi di YSL spicco di luce propria mia ...cmq......ad un tratto mentre girellavo affamata, vedo innanzi a me un barbone. Era un barbone normale? NO .Era un barbone NANO. Un nano ghiacciato. Era poco più alto di me, aveva una piccola miserissima coda di cavallo con quattro peli di culo legati da un filo di sputo...camminava a zigo zago.....sembrava una macchina da cucire Necchi..... Ello vagava quanto me, ma io cercavo cibo, lui no. Lui crollicchiava un pò di lato, sbandava, poi si fermava esausto vicino ai pilastri, ai lampioni....faceva fatica a vivere ma forse non sapeva neppure di essere in vita....ed io, piccione con il mio corpo grigio, ho seguito quell'essere strano......trun trun trun....dietro di lui..... poi beccottavo piccoli chicchi di tiglio, cicche di sigarette, tozzi di pane, croste di cicatrici rafferme, caccole. Lui il nostro nano barbone, avanzava con passo sempre più tremulo verso la sua fine..... La strada pullulava di mammastre riccastre biondastre con odiosissimi bambini che diolinculi e di vecchiacce accartocciate a braccetto con la propria badante filippina personale..... e qualche sparuta vecchierella vedova col suo vecchio cagnino con le palle molli e col cappottino...che diolibenedica....edio e il nano......la mia fame era cresciuta a dismisura ...stava imbrunendo tosto ed il pezzente era stremato.....ad un tratto si accascia vicino ad un cassonetto....crolla come un sacco di calze bagnate, bofonchiando delle parole magiche: ..ABRA CADABRA sacundiro sacundà..le donne ricche e bionde tinte scappano coi loro passeggini bleu..... ed i bambocci nei giubbotti d'oca a lui ci esce quasi un vomito verzolino dalla boccaccia sghemba....ahahah e un ghigno satanasso... ahahah...le vecchie secche sul braccio ciccio dell'ecuadoriana non riescono a connettere....bip bip.....e come d'incanto io PICCIONA divento MOLTO GRANDE e mi crescono due mani umani gigantesse......Il poveraccio per terra mi implora di aiutarlo.. ..CERRRRRTOOOO AMIGO DI MERENDE....lo prendo tra le manone avide, lui si lascia rapire con un sospiro ebbro ed io volo col pezzente verso il mio nido...tornava una rondine al nido.. ..l'uccisero? NOOO!!!!...Nessuno mi uccide nessuno mi avvelena...arrivo a casa ed i bambini mi corrono incontro col beccuccio spalancato.....Adesso mamma vi prepara una bella cenetta, pulcini miei....aspettatemi davanti alla tivù...il pezzente parlotta un pò da solo. Lo poso per terra e accendo il forno. Lui si piscia addosso. Lo spoglio. Ha roba bucata, puzza come un piscio secco d'orina di vecchio ubriaco...potrei predirgli le carte con quelle orine....oriamo.....io ho ancora le mani benedette, il pezzente è peloso e lercio.... ha una pila in sacoccia, lo depilo....lo metto a mollo nel lavabo e lo sprimaccio... lo spazzolo e lo ripulisco dal fango & affini, ha pezzi di carta sul torace, vomito secco fin sulle mutande di cemento e alito di grondaia... ...lavo via la sua vita barbona gli faccio pure uno shampoo....poi lo guardo: non sarebbe mica brutto se fosse mezzo metro più alto, se...avesse i capelli tutti e tutti i denti e se mia nonna fosseun omnibus avrebbe le ruote...ma io sono un povero piccione.... ..prendo il mendicantee lo lego con un sottile spago, e ne faccio un arrostino...hhuummm.. .lui dorme....io lo adagio su una teglia -precedentemente imburrata-e lo infilo nel forno BEN CALDO, indi aggiungo patate novelle sbucciate da sorella Metafisica, rosmarino e aromi a piacere...... (da le Ricettine della zia Zephy) e cuocio per 45 minuti. Nel frattempo, già che ho le mani, mi faccio - nell'ordine : 1) mi scaccolo - una rara gioia della vita, dio ti benedica- 2) mi taglio le unghie -un supplizio ineluttabile, diotifotta- 3) mi spalmo la crema kaloderma sul dorso delle mani crepate, diomenefotto- 4) mi tocco la gnocca -un altro godimento disumano, diotibenedica- 5) tocco il pisello del pezzente che essendo un nano ce l'ha grosso come un banano, e che col calore del forno e la mia mano è cresciuto a dismisura,ora è una COLONNA DORICA nel mio forno-che diotirendamerito....zzzzzzzz........il timer suona...DRRRIIIINNN..il barbone è cotto... IL PRANZO E' SERVITO.....Bambini a tavola...i miei pulcini arrivano vociando allegri.... brandisco una lama nel buio, un coltellaccio da macellaio....AH! e affetto il poveraccione arrostito ed io e i piccoli ci facciamo un cenone di capodanno. AHHHH CHE GODERE.... Son rimasti poi degli avanzi......Mando i cuccioli a dormire felici con la pancia piena...ed io prendo lo zucchero ERIDANIA....lo verso in un pentolino e lo CARAMELLO sul fuoco lento.....HUUUUMMMM.....chediotibenedica.....indi poscia immergo la testa del pezzente e intingo la sua colonna dorica ritta come un marmo....cuocio a bagnomaria per qualche minuto...aspetto qualche altro minuto....e prima che le mani mi si ritrasformino in zampette deformi....sgranocchio quel bendidio.... crocchio quella testina caramellata e ...hhhuuummm....quel lungo bastone di carne croccante e zuccherosa...... dio ti ringrazio di essere viva oggi....mors tua vita mea.....e domani vedremo... ..domani è un altro giorno ahahahahah
martedì, 23 dicembre 2008
Cazzo il terremoto e sono in ciabatte!
domenica, 21 dicembre 2008
In esclusiva ecco Rita, la fidanzata di Eric ! ( prima era stata fidanzata con Filippo...)
mercoledì, 17 dicembre 2008
uffa uffa
domenica, 07 dicembre 2008
ERNESTINO
Ernestino dorme sodo quando sua madre torna dal turno di notte e suo padre parte per andare a scaricare i bidoni del latte quand'è ancora buio. Lui sta nella sua cameretta con sua sorella grande, la Luisa. Quando lei ha la tosse accende la luce e si mette gli occhiali. A volte legge dei fotoromanzi che è innamorata di uno. Ernesto è un bambino vivacetto un pò cicciotto perché ci picciono i fonzies e i bastoncini del capitano. Invece alla Luisa ci piacciono i danette. La notte Ernestino spesso si mette le dita nel naso quando sua sorella manda i messaggini a Jacopo.
Una mattina di quelle in cui né sua madre né suo padre erano a casa a Ernesto ci scappa una serie di starnuti uno dopo l'altro. Combinazione la Luisa dormiva. Ma lui mica l'aveva fatto apposta. Lei, la Luisa, gli dice di smetterla. Ma Ernestino continua a starnutire. Dopo dieci minuti il bambino si siede sul letto. Ansima col fiato corto. Luisa sbuffa e si mette la coperta sugli occhi. Dopo mezzora di starnuti il piccolo Ernesto piange. Luisa comincia a guardarlo con un pò di pietà. Poi Ernesto soffoca. E' diventato tutto viola e cade atterra sudato come un budino tolto dal frigo. Luisa telefona al papà sul camion della centrale latte. Ma lui mica usa il cellulare. La mamma pure, è alla catena di montaggio di una fabbrica di gommapiuma. Chiama i pompieri. Insomma dopo un pò il piccolo viene portato in Ospedale e visitato. La dottoressa Besciamella nota qualcosa di strano nel naso di Ernesto : una specie di canna nerissima che gli esce da una narice, la destra. "Senti bambina, non è che tuo fratello sì è infilato nel naso un tubo catodico?" "Cos'è?" "Un tubo di scappamento della macchina, testina!" "Ma....non saprei lui si metteva spesso le dita nel naso..." "Ah ecco..." Arrivano madre e padre e il piccolo Ernesto è ancora intubato. I genitori sono molto arrabbiati all'idea che loro figlio si sia infilato nel naso il tubo di scappamento della loro macchina. Una Twingo rossa amaranto Euro1 catalizzata fine '98 vendesi. I dottori provano ad estrarre il tubo ma il tubo non esce.La situazione è disperata. Il piccolo Ernesto sta soffocando con un tubo catalitico infilato fin dentro i polmoni. Dopo pochi secondi il bambino perde i sensi. Finchè all'infermiere rumeno Adrianu Bananu viene un'idea balzana: quella di provare a rimettere in moto il piccolo con una batteria. Detto fatto Ernesto si rimette in moto brum brum. I genitori restano annichiliti. I dottori ridono. Mai visto un caso del genere. "Vadi pure a casa col suo marmocchio signora ma badi ben che non singoi tutta la vettura che mica ci fa bene poi è proibito guidare le macchine vecchie figuriamoci mangiarle !" "Ma certo dottori ciribin pirulin e grazie!" E mentre tornavano a casa con la twingo che scoppiettava si sentiva nell'aria odore di sculaccio. Durante la cena a base di braciole, Ernesto se le prese di santa ragione. Tante di quelle botte che di nuovo fu chiamato l'ospedale dalla vicina ottantasettenne e di nuovo il bambino stava morendo soffocato dalle botte ma questa volta morì fino in fondo
giovedì, 04 dicembre 2008
Mi ero sbagliata!!!! Le luci di cui avevo il terrore perché fanno zippe zippe TZACXXXXKKKKETTTEEWWWZZZAKKKJJJJHHHEEEWWWZZZKKKKKKKKKKKKK XKKKKETTTEEWWWZZZAKKKJJJJHHHXXXXXZZZZZZZZZZTTWWZZZZZZQQQQQ QJJJHHFFXXXZZZZKKKKKHKKKKKKZZZHHHHHHHHHHZZZZJJJKKKKKKZZZZZZ non sono quelle che ti sparano con l'Elettroencefalogramma, ma quelle che ti sparano con la Risonaza Magnetica Nucleare. Le lucette di oggi eran tipo chiuda gli occhi tik tik tik tik tiktiktiktik tiketeaketik apragliocchi tik tutak tiketetake tik chiudagliocchi tik tik tiktuktiktaktukatukatiktiktik tuketetakeitak
Poi, queste due STUPENDE RAGAZZE dell'Ospedale MAURIZIANO di Torino addette a fare Elettroencefalogrammi da mane a sera, sono così dolci così carine gentili delicate belle, che... insomma momenti diventavamo amiche... anche se avevo la cuffia di gomma in testa e loro chiome fluenti... e qui le voglio ringraziare anche se loro mai leggeranno il mio lubrico blog e mai immagineranno che la mia testolina pazzolina è stata sotto le loro abilissime manine! GRAZIE.
ANCHE PERCHE' E' TUTTO A POSTO IL MIO CERVELLO RISULTA RISPONDERE A TONO BELLO CALMINO E SENZA INPENNARSI PIU' .
E forse i déjà vu non torneranno più con la cura che sto facendo?!
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